Il mercato italiano cresce da otto anni. Il reddito degli artisti no.

A luglio abbiamo osservato la saturazione: milioni di tracce, pochissime ascoltate. Ma la concentrazione dell'attenzione è solo metà del problema. L'altra metà riguarda i soldi, ed è documentata da una ricerca italiana che vale la pena rileggere.

L'indagine dell'Università Cattolica del Sacro Cuore con ITSRIGHT ha coinvolto oltre ottocento artisti, con un campione rappresentativo di trecento. Il risultato: circa la metà degli intervistati non è in grado di sostentarsi con la sola musica. E il 79% degli interpreti ed esecutori dichiara di ricavare nulla o somme irrisorie dallo streaming — mentre l'89% ha le proprie opere presenti su una o più piattaforme.

Questi due numeri, letti insieme, dicono una cosa precisa. Non è che gli artisti siano assenti dallo streaming: ci sono quasi tutti. È che esserci non produce reddito. La presenza sulle piattaforme è diventata una condizione di esistenza professionale, non una fonte di guadagno.

Il contrasto con i dati di mercato è la parte che dovrebbe interessare la filiera. Il mercato discografico italiano ha chiuso il 2025 a 513,4 milioni di euro, ottavo anno consecutivo di crescita. Il comparto cresce, ma la ricerca rileva che a quella crescita non corrisponde una redistribuzione equa dei ricavi. Sono due fenomeni che convivono senza toccarsi: l'aggregato sale, la mediana resta ferma.

La spiegazione è strutturale, non morale. Il modello pro-rata distribuisce il ricavato in proporzione alla quota di ascolti totali: in un sistema dove lo 0,2% dei brani genera l'80% degli ascolti, la matematica fa il resto. Non serve malafede perché il risultato sia questo. Serve solo che il meccanismo funzioni come è stato progettato.

Per un'etichetta indipendente questo impone una responsabilità precisa, ed è di onestà. Vendere a un artista l'idea che la distribuzione digitale sia una fonte di reddito significa vendergli una cosa che i dati smentiscono. La distribuzione è infrastruttura: serve a esistere, a essere reperibile, a costruire un catalogo tracciabile. Il reddito, per la quasi totalità degli artisti, arriva altrove — dal live, dal fisico, dal merchandising, dal rapporto diretto con chi paga. Un'etichetta seria è quella che lo dice prima di firmare, non dopo il primo rendiconto.

Il problema non è che lo streaming paghi poco. È che continua a essere raccontato come se pagasse. La differenza tra un artista deluso e un artista che pianifica sta tutta in questa distinzione.

"Success Through Dedication"

#RedditoArtisti #StreamingEconomy #MusicIndustry #MusicBusiness #IndustriaMusicale #QantoRecords #FilieraMusica

**Fonti:** Università Cattolica del Sacro Cuore con ITSRIGHT — indagine su reddito e streaming degli artisti (pubbl. inizio 2024, dati 2023; campione 800+ artisti, sottocampione rappresentativo di 300) · FIMI — dati mercato italiano 2025 · MEI

Pubblicato originariamente su LinkedIn il 17/08/2026.